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9 ottobre 2007
IL MITO DELLA SPESA - La Sinistra e la sua cultura economica
Il Partito democratico affronta oggi a Roma, a una settimana dalle primarie per la scelta del suo primo segretario, il tema della «cultura economica » del nuovo partito. Due a me sembrano le questioni centrali: le tasse e la concertazione come metodo di lavoro del governo. L'attuale maggioranza ha fatto dell'Elogio delle tasse il suo motto: «Le tasse sono una cosa bellissima », ha ripetuto ancora ieri il ministro dell'Econom ia Tommaso Padoa-Schioppa. Immagino lo pensi anche delle tasse che pagano le famiglie povere per consentire ai figli dei ricchi di frequentare gratis quell'università che ai loro figli spesso è preclusa. Anche l'aliquota del 30% che paga un lavoratore dipendente per consentire allo Stato di tassare solo al 12,5% i Bot detenuti da un ricco rentier. In due anni la maggioranza ha aumentato la pressione fiscale di due punti e mezzo, ma le spese delle amministrazioni pubbliche sono rimaste là dove Berlusconi le aveva lasciate: con questa legge finanziaria continueranno ad assorbire al netto di interessi e investimenti il 40% del reddito nazionale. Questa cifra non è né troppo alta né troppo bassa: in alcuni Paesi lo Stato spende di più, in altri di meno. Il problema è che la nostra spesa pubblica non aiuta i cittadini che più ne avrebbero bisogno. Non finanzia sussidi di disoccupazione generalizzati; non aiuta le famiglie con figli piccoli (certamente non tanto quanto esse sono aiutate in Paesi in cui lo Stato spende di meno, come in Gran Bretagna); non finanzia borse di studio; non fa quasi nulla per aiutare i poveri e le famiglie a rischio di povertà. Al 20% delle famiglie più povere va solo il 12% di tutto quello che spendiamo in welfare, contro il 34% in Gran Bretagna, il 25% in Svezia, il 20 in Germania e Francia. Un terzo dei fondi stanziati a luglio per aumentare le pensioni minime andranno a famiglie che appartengono alla metà più ricca del Paese: il 10% più povero riceverà le briciole, solo il 12%. Le imprese, pubbliche e private, ricevono, sotto forma di aiuti pubblici, 15 miliardi di euro l'anno: denaro che spesso non va agli imprenditori più meritevoli, ma a quelli più abili nel frequentare le cene romane e i corridoi ministeriali. Quando i nostri figli andranno in pensione, in Italia vi saranno sette anziani ogni dieci persone in età di lavoro. Cioè dieci persone in età di lavoro dovranno produrre abbastanza per sostenerne oltre 17 (oltre, perché ci saranno anche dei bambini e dei ragazzi in età scolare). Ciononostante per consentire ai cinquantottenni di oggi di andare in pensione a Natale (e con il metodo retributivo), il governo spende 10 miliardi, prelevandoli con un aumento dei contributi a carico dei giovani precari. Non si tratta quindi, come propone Walter Veltroni, di costruire «un fisco più giusto». Il problema è ridurre la spesa perché questa spesa aiuta soprattutto coloro che sono abbastanza furbi, o abbastanza potenti, ad avvantaggiarsene. Cancellare la concertazione come metodo di lavoro del governo è il primo passo, altrimenti la spesa continuerà a fluire verso chi è rappresentato al tavolo della concertazione, e non sono certo i poveri, i giovani, le donne sole con figli. E poi occorre il coraggio di abbandonare l'illusione illuminista che questa spesa possa essere «riqualificata », resa meno ingiusta, più efficiente. La spesa migliorerà solo quando il cittadino si accorgerà che talvolta i privati possono offrire gli stessi servizi che offre un'amministrazione pubblica, ma in modo più efficiente e a costi inferiori. Agli inizi del secolo scorso più spesa pubblica voleva dire più stato sociale, meno disuguaglianza. Oggi spesso vuol solo dire più privilegi. Ma questo è un guado che la sinistra fa ancora fatica ad attraversare. Francesco Giavazzi
| inviato da antologialiberale il 9/10/2007 alle 9:11 | |
25 giugno 2007
L'AUTO CINESE FALLISCE NEI CRACH TEST
Doveva essere la berlina di alta categoria con la quale i Cinesi avrebbero sbaragliato il mercato europeo con un prezzo da far rabbrividire le Case produttrici del continente.
Poi, purtroppo, il sogno è caduto miseramente davanti al più elementare test di sicurezza, il crach test, appunto, con il quale viene testata la qualità in caso di incidente.
Tutti (tutti!!!) gli indici erano pressochè pari a zero: un fallimento senza appello, che ha dato fiato alle riviste tedesche di settore.
"E' un vero e proprio pericolo mortale" è stato il giudizio più morbido: la berlina cinese ha evidenziato lacune gravissime sia nello scontro laterale sia in quello frontale. Le immagini, che possono essere osservate sulla più gran parte dei siti di auto, fanno realmente rabbrividire.
I Cinesi, in quanto a automobili, hanno solo da imparare.
An. Bo.
| inviato da antologialiberale il 25/6/2007 alle 19:16 | |
22 giugno 2007
IL FUTURO PROSSIMO DI MONTEZEMOLO
“Ma lei è peggio di Berlusconi”: con questa battuta, detta in faccia a Luca Cordero di Montezemolo, Luciana Littizzetto ha detto tutto. Certo, non sarà il comunicato ufficiale di un organismo internazionale, né le parole di aspro editoriale dell’Economist. Sono, in fondo, sei parole messe in fila da una comica stravagante, che per metà delle volte fa pesanti allusioni sessuali, che non manca di mancare di rispetto a chiunque, con la copertura della satira. Se è pur vero che sia rimasta una delle poche ancora capaci di farci sorridere, è vero altrettanto che l’esordio compiuto proprio ieri “contro” il leader degli imprenditori italiani sta ad indicare il polso del futuro della politica italiana prossima futura.
Montezemolo ieri è andato giù duro contro il Governo: “Il loro mestiere è solo quello di creare problemi alle imprese”. E, scadendo forse anche nel sentito dire, non ha trascurato un attacco diretto si Sindacati: “Rappresenta Pubblica amministrazione e fannulloni”. E se fin qui tutto poteva, pur con qualche sforzo, essere ricondotto al suo mestiere di capo degli industriali italiani, va detto che Montezemolo non ha trascurato nemmeno vicende dell’attualità politica come l’annunciata rimozione del capo della Polizia, De Gennaro (riferendosi alla decisione del Governo, “non mi sono piaciuti i modi”). Insomma un Luca-Luca nazionale proprio a tutto tondo, ormai pronto a scendere in pista o, dato che si dimena senza annunciare la sua futura partecipazione al teatrino della politica, una pista che ormai occupa da protagonista. Non c’è volta che non riesca a far sue le prime pagine dei quotidiani, che hanno perfino trasformato il rapporto Montezemolo-Politica nel gossip più di successo di questa prima metà del 2007.
Vale forse la pena riflettere poche righe sugli scenari futuri della politica nel nostro Paese. Berlusconi è nuovamente sulla cresta dell’onda, capace di riemergere ancora una volta dalle basse della sconfitta elettorale e di riprendere il consenso di una larga maggioranza di Italiani, perfino alle elezioni amministrative, storicamente più ostiche per il centrodestra. Sull’altro fronte ci sarà da capire cosa succederà sui due fronti: a Sinistra si stanno riformando spinte estremiste dettate dall’esigenza di contrastare la nascita del più moderato Partito Democratico, in seno al quale sta nuovamente germogliando la stella di Walter Veltroni, tenuto nell’incubatrice del Campidoglio quanto bastava per evitare l’ingombro nei tempi del D’Alemismo. Ormai evidente che la scelta di Prodi non è stata assolutamente vincente e che l’Ulivo-Unione ha bisogno di ossigeno, il ritorno in carreggiata di Veltroni, statisticamente il più amato tra i (troppi) leader della Sinistra, sembra ormai cosa fatta. Da Torino saprà dirci solo di sì. C’è poi quel centro deluso che non accetta né l’idea del PD, né sembra intenzionato a seguire con la fedeltà di prima Silvio Berlusconi. Troppi distinguo finiscono, dall’una e dall’altra parte, a dar vita a percorsi diversi. Ecco qua che cresce il possibile bacino di Montezemolo, qualora volesse, benché non sia da escludere che il fenomeno Luca-Luca si sveli una meteora: il suo progetto ha bisogno di condizioni giuste per poter crescere e per proporsi come una credibile alternativa a ciò che già è in campo. Al momento almeno da improbabili sorprese, la metà del campo nel centrodestra, pare ancora saldamente in mano a Silvio Berlusconi.
An. Bo.
| inviato da antologialiberale il 22/6/2007 alle 6:40 | |
13 giugno 2007
IL CAPOLINEA DELLA SINISTRA FRANCESE
Sconfitta senza appello quella registrata dalla Sinistra socialista in Francia che dopo la figuraccia nel doppio turno delle Presidenziali, deve registrare un altra battuta d'arresto, ancora più grave, nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento.
Il partito moderato di centrodestra del neo-eletto Presidente Sarkozy ha la maggioranza assoluta dei seggi. Il regresso della Sinistra è nell'ordine delle tre cifre.
Il secondo turno, che prova d'appello è tecnicamente, potrà politicamente riservare ben poche sorprese.
Il Partito socialista francese e i suoi alleati di Sinistra sono inequivocabilmente chiamati a una vera e propria rifondazione.
An. Bo.
| inviato da antologialiberale il 13/6/2007 alle 20:27 | |
11 giugno 2007
WATERLOO SOCIALISTA ANCHE IN BELGIO
Il Primo Ministro belga di centrosinistra ha rassegnato le dimissioni al Capo dello Stato Alberto II presso il Palazzo reale di Bruxelles.
Grave la sconfitta registrata dalla coalizione di sostegno al Governo di Verhofstadt, esecutivo definito "viola" per l'alleanza anomala dei liberali con i socialisti.
Le elezioni politiche hanno chiamato Fiamminghi e Valloni alle urne e hanno fatto registrare il successo dei Cristiano Democratici e del centrodestra in genere.
Come da prassi, il re prenderà la decisione di incaricare un nuovo Premier dopo che l' "informatore" gli avrà riferito gli umori post-elettorali dei vari partiti.
Il candidato in primis alla guida del Governo è il leader del partito moderato, Yves Laterme, che potrebbe allearsi con i liberali, contando, forse, anche sull'appoggio di alcuni eletti della destra.
"Waterloo della Sinistra" è il titolo più roboante, ma realistico, che campeggia sui quotidiani belgi di quest'oggi.
An. Bo.
| inviato da antologialiberale il 11/6/2007 alle 12:56 | |
4 giugno 2007
NUOVE CONTESTAZIONI A PRODI. E TORNA LA MINACCIA DELLE BR
Prodi ancora una volta contestato. Non sono quindi solo "campanelli di allarme" quelle delle ripetute sconfitte alle elezioni amministrative, ma ormai diffusamente nel Paese si sta diffondendo un sentimento di insofferenza verso l'inquilino di Palazzo Chigi.
Nel mentre, episodi inquietanti sempre sul fronte del centrosinistra. Alcune centinaia di persone hanno protestato contro il regime del carcere duro (41 bis) a Nadia Desdmona Lioce, la terrorisa delle Brigate Rosse. E, pressochè contemporaneamente, sul muro della casa che fu di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dal comunisti armati, è stata rinvenuta l'oltraggiosa scritta "Terrorista è lo Stato".
Episodi inquietanti, frutto di una situazione politica che richiede fermezza nell'operare, chiarezza negli obiettivi, fiducia nel futuro.
An. Bo.
| inviato da il 4/6/2007 alle 10:31 | |
29 maggio 2007
IL NORD SFRATA PRODI. L'AQUILA NON VALE VERONA
Il turno elettorale delle amministrative 2007 segna una forte regressione al Nord del centrosinistra, che lascia qualche posizione anche al centro (Toscana) e, eccezion fatta per Aquila e Agrigento, accusa il colpo anche al Sud.
Non si tratta di contare sul bilancino chi ha preso e chi ha perso cosa. Certo è che Verona, dove il centrodestra ha conquistato al primo turno la poltrona di Sindaco, non vale la pur rispettabilissima L'Aquila. S anche fosse, in questo limitato caso, si tratterebbe di un saldo in parità, mentre gli Azzurri è invece vero che recuperano posizioni in ogni parte d'Italia.
Interessanti que ballottaggi in comuni capoluogo in Toscana. Lucca, città dove l'ex Sindaco azzurro, a seguito delle divergenze col senatore Pera, aveva costituito una lista con il suo nome antagonista al candidato del centrodestra Favilla, facendo sperare il centrosinistra nel colpaccio nell'ultimo baluardo "bianco" della Regione rossa per eccellenza, vede la Casa delle libertà al ballottaggio con un margine piuttosto rassicurante. Pistoia invece vedrà il sindaco uscente di centrosinistra, Berti, costretto a un imprevisto ballottaggio con il candidato del Polo. Se Forte dei Marmi viene vinto dalla Sinistra, Camaiore vede dilagare il centrodestra.
An. Bo.
| inviato da il 29/5/2007 alle 18:48 | |
23 maggio 2007
L'INVASIONE ROSA DELLA POLITICA
Saranno state per troppo tempo nell'ombra, forse costrette da un sistema di potere fin troppo maschilista.
E così, per bilanciare la totale assenza di donne in politica, ora ce ne propinano di tutti i tipi in ogni consesso ci si trovi a misurare dibattiti, incontri pubblici, comizi, liste di candidati, assai e ben oltre la forzatura delle "quote".
Il rosa va di moda.
An. Bo.
| inviato da il 23/5/2007 alle 19:21 | |
21 maggio 2007
I MALORI DI BERLUSCONI E LE DOTI DA TAUMATURGO
Vale la pena commentare i malori che ormai affliggono Silvio Berlusconi, il Cavaliere invincibile che soffre di cali di pressione dovuti a stress per il troppo lavoro, il poco riposo e un'alimentazione consumata di fretta.
Berlusconi, 70 anni, conduce una vita assai frenetica che difficilmente un trent'enne riuscirebbe a vivere in maniera sana ed equilibrata. I ritmi di lavoro del Cavaliere non possono che dare vita a inattesi momebnti di panico tra coloro che si aspettano ormai da lui quell'inverosimile cui ci ha abituati.
Un tour del Piemonte, poi alla volta di Rieti in Abruzzo, dopo essere stato a comizi a Vicenza, di ritorno dalla Sicilia, e prima di partire alla volta di Olbia e poi di Lucca (Sardegna e Toscana).
"Tranquilli, è stato solo un calo di potassio: del resto, malgrado le mie occhiate, nessuno si era degnato di portarmi un bicchier d'acqua dopo un'ora e mezzo di comizio davanti a una piazza colma fino all'inverosimile", dice il leader di Forza Italia.
Poi confida ironicamente sue presunte doti da taumaturgo: "Ogni volta è un bagno di folla: gente in ogni dove, che mi tira per la giacca per un saluto, un autografo, scambiare due parole. Perfino giovani donne che vogliono tocchi la pancia incinta o anziani signori che vogliono ponga la mia mano sui pochi capelli. Per fortuna in quest'ultimo caso riesco nel miracolo passando sottomano il numero telefonico del mio medico..."
E rassicura: "Resterò in politica, lo prometto, fintanto che i pm, pubblica accusa, non avranno una carriera separata e uffici distinti dai giudici e daranno loro del lei come fanno gli avvocati della difesa".
An. Bo.
| inviato da il 21/5/2007 alle 11:59 | |
17 maggio 2007
GENTILONI E CONFLITTO D'INTERESSI: IL CENTROSINISTRA CHE SPARA AL BERSAGLIO CON GLI OCCHI CHIUSI
Mentre Silvio si accinge ormai ad essere diffusamente riconosciuto nel Paese il leader della maggioranza degli Italiani, a Prodi resta soltanto di farsi considerare, oltre che quarta carica dello Stato, leader irriconosciuto della maggioranza dei seggi in Parlamento, col rischio che questa stessa maggioranza vada "sotto" ancora una volta.
La legge Gentiloni sulle tv e la legge sul conflitto d'interessi tra economia e politica, sono materia di aspre discussioni e marcate divisioni nel centrosinistra. Non solo non sono leggi chieste e men che meno sentite come necessarie dai cittadini (che attraverso il loro libero voto hanno ormai da 13 anni sancito che non considerano la posizione di Berlusconi pericolosa per la nostra matura democrazia), ma sembrano agli occhi di tutti, l'ultimo dei bisogni di un Paese che ha bisogno di governanti che si occupino delle emergenze vere e che non passino intere legislature a farsi ripicche e strutturare provvedimenti contro l'avversario politico.
Se qualcuno diceva che Berlusconi faceva leggi secondo il proprio tornaconto (ancora da dimostrare, dato che Mediaset si sta espandendo in maniera colossale e su scala globale, con investimenti straordinari proprio adesso che Silvio non è più al Governo - a dismostrazione dell'irreversibilità delle cose quando un'azienda vive di vita propria rispetto all'impegno politico del suo fondatore), è ormai palese che il centrosinistra si affaccendi soltanto in leggi che mirino a colpire Berlusconi. Credendo di farcela ad affossarlo, sapendo che attraverso i normali strumenti della democrazia non riuscirebbero a frenare la sua nuova ascesa.
Siamo da capo: il centrosinistra ha dimenticato la sua missione riformatrice. Si è fermato su quelle due o tre liberalizzazioni fantasma dei medicinali nei supermercati e delle licenze dei tassisti, dimenticandosi il cosiddetto sistema-Paese. Non saranno la legge Gentiloni (una legge da Anni 70, miope ai cambiamenti epocali che con internet e banda larga, satellite e ogni altra nuova tecnologia si sono aggiunte al sistema via etere delle 6 tv di Rai e Mediaset), nè quella sul conflitto d'interessi (capace di guardare al domani senza preoccuparsi del dopodomani - cioè con un ragionamento rivolto al futuro con il solo interesse di sconfiggere Berlusconi, scordando che il centrodestra anche senza Berlusconi candidato Premier avrebbe oggi la forza e il consenso popolare per sbaragliare ogni rivale di centrosinistra), a tamponare l'emorragia che colpisce il centrosinistra sin dal giorno successivo alle elezioni, quando già si ebbe ben chiaro che quel divario di 20.000 voti era solo un calcolo puramente matematico. Il Governo si costruisce anche sul programma e sulla capacità di realizzarlo nell'interesse di tutti.
An. Bo.
| inviato da il 17/5/2007 alle 9:48 | |
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